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UNA FAVOLA SENZA LIETO FINE Voglio raccontarvi una Favola, sì, proprio così, una
Favola dei nostri giorni, di quelle senza fate ma con tante streghe
e stregoni. La mia favola ha inizio tanti anni fa, in un giorno particolare,
un giorno di festa e di scherzi (chissà se questo ha influito?),
comunque la storia inizia seriamente e prosegue per molto tempo tra
alti e bassi proprio più come nella vita vera che in quella falsa,
ma tant'è che nasce una collaborazione tra la piccola protagonista
e uno pseudo-Orco-cattivo, più che cattivo
indisposto,
mentalmente più che intestinalmente, ma comunque indisposto.
La storia come dicevo prosegue fino a quando l'Orco si invaghisce della
povera ragazza che non sapendo cosa fare fugge lontano, pochi isolati,
ma sufficienti per mettere tra loro una barriera talmente spessa che
i due non si incontrano per anni. Direte voi: tutto qui? No, in realtà
i due erano destinati a ritrovarsi, specie per il fatto che l'Orco vuole
questo e lo vuole con tale forza che riesce a scovare la piccola nel
più profondo del bosco, la convince a tornare nel castello, dove
le offre libertà, soldi e prestigio, ma nel profondo è
rimasto indisposto, molto indisposto
e così piano piano
la piccola scopre che per necessità il povero Orco si è
circondato di giullari e folletti furbi e malefici, che non fanno che
rubargli potere e dignità. Il poveretto non riesce a scrollarseli
di dosso, vuoi per apatia, vuoi per poca intelligenza
rimane il
fatto che per la rabbia diventa sempre più indisposto, gettando
malcontento su tutti e distruggendo ogni rapporto onesto e sano. La
favola si tinge di noir e da tutte le fessure, gli spiragli, gli anfratti
possibili e immaginabili entrano come famelici vampiri personaggi che
hanno sembianze umane, ma in realtà sono poveri spettri di se
stessi, per giunta falliti, alla ricerca di un po' di gratificazione,
spacciano tutto quello che fanno per meravigliose opere di intelligenza
e ingegno senza poter uscire da un vecchio e logoro clichet ormai superato
da decenni. Che tristezza! Il povero scornacchiato Orco è sempre
più l'ombra di se stesso e cerca di mostrare le unghie a chi
vuole solo porgergli un pezzo di pane, non certo spacciandolo per un
pezzo di torta. Difficile situazione, ingarbugliata abbastanza da far
percepire anche a chi suona a quella porta che là dentro la pace
si è persa, per il sogno di un po' di potere che non vale la
metà di ciò che si genera, tra infinito egoismo e bieca
falsità. |