MARTIRI SILENZIOSI

Per questo nostro secondo incontro ho pensato di coinvolgervi in qualcosa che mi ha colpita, anzi di più, mi ha fatto incazzare e stare molto male.
L'argomento è talmente brutto che quasi non riesco a trovare le parole per raccontarvelo. Parliamo di animali, non di quelli lontani dalla nostra vita quotidiana, quelli di cui vediamo i filmati magari alla televisione, ma dei nostri amici più cari, i cani, i gatti che ci scodinzolano quando torniamo a casa o ci fanno le fusa semplicemente perché regaliamo loro un po' di attenzione. Sì, parliamo proprio di tutti loro, dei tanti Briciola o Lassie che portiamo a fare la pipì anche quando piove, o del nostro peloso amico per il quale rinunciamo ad andare in vacanza per non lasciarlo solo. Almeno io non riesco a immaginarmi una considerazione diversa per loro che ci regalano tanto amore, anche se poi d'estate mi devo ricredere, purtroppo in base ai dati sempre più vergognosi inerenti gli abbandoni.
Non è degli abbandoni però che vi parlerò, ma di qualcosa di peggio che ci coinvolge in pieno senza che magari ce ne rendiamo conto, parlo delle "pellicce della vergogna", così sono chiamate, e non ho trovato un modo migliore per definire questo scempio. Sì, avete capito bene! Usano le pelli di cani e gatti per confezionare pellicce, rifinire giubbotti confezionare cappelli, guanti, scarpe, stivali, rivestire gli interni delle auto, e senza che una etichettatura ci renda consapevoli del massacro. Ci sono voluti due anni di indagini ad una associazione americana per capire come si svolga questo commercio diffuso in tutto il mondo. Gli investigatori hanno attraversato Cina, Thailandia, Filippine e Corea per poi approdare in Europa, e in particolare in Italia. Regioni come Toscana, Veneto, Piemonte, Liguria, Trentino, Abruzzo e Sicilia sono coinvolte in una indagine per fare luce su alcune aziende produttrici.
Come è reso possibile tutto questo? Da un ingannevole sistema di etichettatura, molto approssimativo che permette alle aziende di mettere in commercio capi con etichette molto generiche. Un semplice esempio vi farà comprendere meglio: quelle fatte con pelli di cane possono essere identificate come Sobaki, Asian Wolf, Kou Pi, Asiatic Gubi Lamb Skin ecc.
Quelle dei gatti vengono etichettate così: Housecat, Mountain Cat, Special Skin e via con tanti altri nomi che noi non conosciamo e non comprendiamo, e proprio grazie a questo il mercato si espande sempre più. Non vi sono disposizioni che vietino le importazioni di pelli di cani e gatti, poiché la convenzione di Washington tutela solo gli animali in via di estinzione.
Cerchiamo di fare qualcosa per fermare questa VERGOGNA.
Vi invito ad esprimere il vostro pensiero nella sezione del FORUM di SITOMITO collegata a questa rubrica. Vi segnalo anche un numero di FAX, 02863077 a cui potete inviare il seguente messaggio: "Con la presente, chiedo al ministero del Commercio con l'Estero e al ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato di prendere posizione in proposito:
No all'importazione di pelli di cane e di gatto.
Sì all'obbligo di una esplicita etichettatura su tutti i capi con pelli e pellicce".
Seguirà il vostro nome, cognome, età, via, numero, città e firma.
Forse in questo modo otterremo almeno di sapere cosa compriamo, anche se mi auguro che accada quello che è successo in America, dove hanno approvato un disegno di legge che vieta l'importazione di tali pelli. Quello che ancora non vi ho raccontato sono le orrende condizioni di vita in cui gli animali vengono allevati, in luoghi freddi per fare crescere meglio il pelo, nutriti con mangimi malsani, trasportati per ore in sacchi scuri fino ai loro macelli, dove vengono uccisi con metodi barbari e spesso scuoiati vivi. Non solo, anche animali randagi vengono catturati appositamente. Allevatori, compratori, intermediari sono tutti colpevoli, ma lo saremo anche noi se faremo finta di niente!
Vi ho risparmiato molti particolari agghiaccianti, ma credetemi è molto peggio di quello che ho scritto.

Ciao da Stella.