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CUORI E PICCHE
La notizia è
recente, ma la storia no, infatti ultimamente sono sempre di più
i parenti che denunciano gestori di Bar o di sale gioco alla Guardia
di Finanza, presi dalla disperazione di vedere i propri cari dilapidare
vere fortune alle macchinette mangiasoldi. A Palermo un gruppo di mogli
ha denunciato ben 17 sale gioco, dove i loro mariti, peraltro disoccupati,
hanno perso tutti i risparmi ai videopoker, infernali "giochetti"
che portano nelle casse degli organizzatori notevoli guadagni. In poche
ore queste macchinette truccate riescono a "ingoiare" migliaia
di euro senza mai ripagare con una effettiva vincita.
In Italia ci sono 7-800.000 macchinette e si è creato un giro
d'affari di circa 40.000 miliardi, (preferisco fare ancora riferimento
alla lira perché sono sicura che la cosa vi colpirà di
più). E' un fenomeno del tutto illegale e con guadagni che nessuno
controlla, ma quello che mi sembra ancora più preoccupante è
il meccanismo micidiale del gioco, che porta addirittura alla dipendenza
perché per la sua dinamica tecnica e la velocità provoca
una sorta di stordimento e un'attenuazione della capacità di
autocontrollo.
La passione sfrenata per le macchinette ha un nome scientifico: sindrome
da depressione da videopoker. Il nome ci dice poco, ma quello che provoca
è incredibilmente disastroso, prendete per esempio quel signore
di Torino, padre di tre figli, che si è presentato spontaneamente
in ospedale chiedendo di essere curato, non ne poteva più, non
riusciva più a fare a meno dei giochini e sentiva che stava perdendo
la ragione, lo hanno ricoverato nel reparto psichiatrico sotto l'effetto
di sedativi. Naturalmente di casi ce ne sono molti, un altro signore
è arrivato a spacciare la droga per poter pagare i debiti fatti
grazie ai videopoker, e una signora novantenne si giocava la pensione
e tutti i risparmi, all'insaputa dei parenti, nel bar sottocasa, senza
riuscire a fermarsi. Immagino che molti vorrebbero un aiuto e non sanno
a chi rivolgersi, ma immagino che siano molti di più coloro che
pensano di poter smettere quando vogliono e purtroppo non sanno che
non sempre, anzi, quasi mai ci si riesce da soli. Alcuni neuropsichiatri
consigliano la comunità terapeutica, per garantire un'assistenza
continua e soprattutto allontanare i soggetti da ambienti per loro troppo
pericolosi. Le persone colpite da questa sindrome minano non solo la
loro vita lavorativa e familiare, ma anche tutti i rapporti sociali
e d'amicizia, ritrovandosi spesso soli e senza soldi alla disperata
ricerca di denaro per continuare a giocare. Gli ultimi dati sul gioco
d'azzardo sia legale che clandestino ci dicono che in Italia le persone
coinvolte sono 30 milioni, con un giro d'affari, nel 2000, stimato intorno
ai 34mila miliardi di lire. Capirete che gli interessi sono tanti, troppi,
e le persone più deboli come i giovani, gli anziani soli, le
categorie più povere, sono le uniche a pagare veramente. Ammiro
molto e compatisco i familiari di coloro che entrano in questo tunnel,
e lottano con ogni mezzo arrivando anche a denunciare i gestori senza
scrupoli di sale e bar, ma indubbiamente i loro cari, malati e depressi,
hanno bisogno d'aiuto, di cure e di sostegno. La società invece
ha bisogno di interventi seri, di leggi, di chiarezza. In un settore
così delicato come il gioco non possiamo permetterci di continuare
a giocare.
Stella.
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