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UN AMARO RITORNO...
Ben tornati a tutti! Meno che Lei, quella cara amica che mi ha inviato
una mail tristissima, e che mi ha fatto emozionare, incazzare, immedesimare,
tanto che ho pensato di raccontarvi, senza rivelarvene l'identità,
la storia di Camilla, nome inventato sul momento che chissà perché
mi suggerisce calma e riflessione.
La nostra cara Camilla, si è sposata 5 anni fa dopo un classico
fidanzamento di 2 anni, tutto regolare, amore, passione, piacere, intesa
sessuale, mentale, gusti in comune, quasi una rarità.
L'unione appare perfetta, tanto che progettano un figlio, di comune
accordo, senza forzature, nasce una bella bambina che allieta e rafforza
l'unione, anche perché non ci sono grandi problemi economici
e la nostra Camilla si prende un periodo di aspettativa oltre alla maternità.
La maternità è sicuramente qualcosa che sconvolge la vita
di una donna e molte non riescono a conciliare i due ruoli, quello di
madre e quello di moglie, creando una frattura che può allontanare
il partner trascurato e magari attraverso questa falla può insinuarsi
una terza persona. Ma contrariamente a quello che potete aver pensato
non è ciò che avviene tra la nostra amica e suo marito.
Lei è attenta ai bisogni del suo uomo e cerca di lasciare qualche
spazio anche a quella intimità che è il collante dei rapporti.
Nonostante questa apparente serenità, il marito di Camilla comincia
a rimanere sempre più a lungo davanti al computer, collegamenti
via internet con persone sconosciute che diventano mano a mano sempre
più indispensabili nella sua vita fatta di lavoro e ore di contatti
via chat , non rimane più tempo per la piccola e meno che mai
per la moglie, tanto che la situazione insostenibile induce Camilla
a prendere provvedimenti. Dopo proteste, discussioni, richieste di spiegazioni
cadute nel nulla, decide di far sparire l'oggetto del contendere, e
da quel momento preciso la violenza si impossessa di colui che fino
a pochi mesi sembrava il ritratto della felicità. La serenità
lascia il posto alla disperazione, il morbo del web si è impossessato
di quel bravo ragazzo che ora alza le mani su colei che diceva di amare,
urla, spacca le cose alle quali Camilla tiene di più, trascura
il lavoro e se stesso, un continuo ricatto giornaliero incombe sulla
famiglia. O mi restituisci il "balocco" oppure
l'inferno
proseguirà. Camilla cede, e così torna tutto nella "normalità"
fatta di bacetti dati distrattamente, piccoli spazi rubati alle intere
serate e nottate trascorse a comunicare con persone di tutto il mondo,
volti sconosciuti che incombono come presenze infernali nella vita di
Camilla, che si consola pensando: passerà, in fondo non sono
veri incontri, il pericolo è virtuale come tutto ciò che
si dicono o si comunicano. Non è stato così un giorno.
Lui ha lasciato il classico biglietto, ME NE VADO PER SEMPRE. E' partito
per l'America con la precisa volontà di iniziare una convivenza
con colei che ha incontrato via chat una sera come tante.
Indubbiamente una storia apparentemente come tante, ma secondo me in
questi tradimenti virtuali, c'è qualcosa di diverso. Che fai,
combatti con un nemico invisibile? Non puoi prenderlo a schiaffi, non
puoi incontrarlo, non sai chi sia veramente non puoi neanche rendergli
pan per focaccia, la rabbia è tanta, incontenibile. Come può
un essere mai visto prendere il posto di chi ti ha amato veramente,
fisicamente, ogni giorno, sollevandoti da fatiche, coccolandoti, curandoti
amorevolmente, consigliandoti nei momenti difficili, risolvendo le piccole
fatiche quotidiane? Sempre più persone sentono la necessità
di affidare i propri sogni alla tastiera di un computer, e questo spesso
allontana da una realtà che può solo sembrare peggiore
perché vera, semplicemente vera. Gli adolescenti sognano incontri
magici, ma crescendo ognuno di noi si imbatte in qualcosa di diverso,
e allora capisci che devi costruire quel rapporto che non sarà
un sogno ma una bellissima cruda realtà, fatta anche di rinunce
e mediazioni. Non sono qui a demonizzare le chat, non ci penso nemmeno,
sono qui a dire che sono solo uno dei tanti strumenti di comunicazione
e come tale va usato con parsimonia e intelligenza, contiene insidie
psicologiche che non dobbiamo perdere di vista. Possiamo, attraverso
la rete, essere chiunque, trasformarci in uomini e donne meravigliosi,
perfetti, ma alla fine siamo sempre noi quelli con le rughe, i chili
di troppo, l'alito cattivo, un lavoro banale, e non possiamo continuare
o costruire veri rapporti indossando maschere che non ci appartengono.
Immagino che qualcuno di voi dirà che in fondo certe maschere
le indossiamo sempre e quindi la differenza dov'è? Forse dentro
le nostre coscienze, forse quella faccia diversa nella vita reale cade
molto prima o forse semplicemente abbiamo una visione più precisa
dell'altro che a sua volta non nascondendo le proprie ansie si mostra
più apertamente Sarà perché io sono sempre spudoratamente
me stessa che non ho simpatia per certi contatti al buio, ma meno che
mai accetto che si debba perdere un amore per qualcuno che non puoi
neanche vedere, affrontare, ma che si insinua come un virus nella tua
vita, trovo giusto combattere, non soccombere. Stella.
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