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L'
8 MARZO
Anche quest'anno
è ormai passato, fiori, spogliarelli, cene con le amiche, hanno
regalato a tantissime donne un giorno diverso, per molte altre, compresa
la sottoscritta, è stato identico a tanti altri. Adesso che le
mimose sono appassite, ho proprio voglia di parlare di quelle donne
che solo per il fatto di essere nate in un paese diverso dal mio subiscono
quella terribile mutilazione che si chiama infibulazione, o se preferite,
escissione faraonica.
Una pratica antichissima, nata in Egitto dove una leggenda racconta
che gli Dei e gli uomini venivano dotati di organi bisessuali, e solo
eliminando il prepuzio e il clitoride gli esseri umani avrebbero recuperato
la loro vera natura. Le leggende si intrecciano, si confondono, e dall'Egitto
all'Africa il clitoride resta l'organo umano più demonizzato,
tanto che ancora oggi è vissuto come qualcosa di pericoloso,
da eliminare.
Nella realtà dei fatti si vuole solo controllare la sessualità
delle poverette che private del piacere sessuale non potranno altro
che garantire una fedeltà assoluta estorta con crudeltà
e in nome di una tradizione che non ha legami neppure religiosi: né
il Corano né la Bibbia contemplano questa pratica.
Nella sola Somalia, paese con il più alto numero di donne infibulate,
quelle che rifiutano vengono emarginate e considerate impure, non potranno
mai ambire a una vita sociale o ad avere una famiglia. Se questa pratica
ci appare tanto lontana dalla nostra realtà sappiate che in Italia
6000 bambine ogni anno vengono sottoposte a questa escissione e nel
mondo sono 130.000 milioni le donne mutilate nel corpo e nell'anima.
Infibulazione, sunna, clitoridectomia, parole difficili che in realtà
vogliono dire solo privazione.
Le donne private della loro parte più intima, fin da bambine,
soffrono e spesso muoiono per le infezioni riportate, e quando questo
non accade restano frigide e molte di loro sterili.
L'infibulazione è la rimozione totale del clitoride, delle piccole
labbra e parte delle grandi. Alle
donne, non resta che un piccolo spazio per il passaggio delle urine
e del sangue mestruale.
A noi donne libere, evolute sessualmente, padrone del nostro corpo,
questa realtà appare difficile da comprendere, e forse è
per questo che non ne parliamo abbastanza, ma da molto tempo Amnesty
International si prodiga perché il mondo conosca queste torture.
Esiste una soluzione, si chiama deinfibulazione, consiste nell'operazione
inversa, ma la vera soluzione sarebbe quella di non praticare mai più
le mutilazioni sessuali: contribuire a parlarne e a comprendere è
un nostro preciso dovere.
Non ricordiamoci di tutto questo solo l'8 Marzo parliamone a Gennaio,
Giugno
e pensiamo a tutte quelle bambine che presto subiranno
questa incivile pratica rinunciando per sempre allo loro femminilità,
nel nome di una antica paura, e alla libertà di scegliere con
chi volare.
Grazie a tutti coloro che ne parleranno.
Stella.
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